A ARTE STUDIO INVERNIZZI Via D. Scarlatti 12 20124 Milano Italy Tel. Fax 02 29402855 info@aarteinvernizzi.it press@aarteinvernizzi.it www.aarteinvernizzi.it
da lunedì a venerdì 10-13 15-19
La galleria A arte Studio Invernizzi inaugura giovedì 24 settembre una mostra personale dell’artista francese Michel Verjux, che presenta in questa occasione un intervento inedito appositamente creato per gli spazi della galleria. Lo stesso Verjux ha descritto in questi termini la propria modalità creativa, fondata su una intenzionalità fortemente dialogante con il luogo: “Dal 1983, ho concepito l’opera d’arte non come una pittura o una scultura (fisicamente parlante), non più come un semplice intervento effimero (del tipo di un’azione o una performance), ma in termini di luce. La luce non è solamente un simbolo visuale, ma un indice, un segno legato esistenzialmente alla situazione dalla quale si trova messo in atto. Si tratta non soltanto di costruire oggetti non unicamente bi o tridimensionali, e neppure di preparare semplici installazioni o azioni isolate, effimere, unicamente legate a determinate occasioni, ma di concepire delle tipologie generalizzabili di interventi possibili che possano attualizzarsi, essere realizzati nelle situazioni particolari, e nel medesimo tempo ‘illuminarle’.” Questa testimonianza dell’artista sottolinea la natura aperta della creatività di Verjux, la sua attenzione per la dimensione potenziale dell’opera, parte essenziale della quale è costituita dalla propria vita nella percezione tattile di una luminosità intesa nella sua valenza prima di possibilità stessa della visione e dell’immagine. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio introduttivo di Massimo Donà, la riproduzione delle opere presentate in galleria e un apparato bio-bibliografico.
Michel Verjux nasce a Chalon-sur-Saône, in Borgogna. Dal 1984 vive e lavora a Parigi. Tra il 1976 e il 1979 realizza scenografie teatrali presso il Teatro Universitario Internazionale di Digione. Dal 1979 al 1983 realizza “performances” e installazioni video e multimediali. “... Dal 1983, ho concepito l’opera d’arte non come una pittura o una scultura (fisicamente parlante), non più come un semplice intervento effimero (del tipo di un’azione o una “performance”), ma in termini di luce. La luce non è solamente un simbolo visuale, ma un indice, un segno legato esistenzialmente alla situazione dalla quale si trova messo in atto. Si tratta non soltanto di costruire oggetti non unicamente bi/tridimensionali, e neppure di preparare semplici installazioni o azioni isolate, effimere, unicamente legate a determinate occasioni, ma di concepire delle tipologie generalizzabili di interventi possibili che possano attualizzarsi, essere realizzati nelle situazioni particolari, e nel medesimo tempo ‘illuminarle’”. Questa testimonianza dell’artista sottolinea la natura aperta della creatività di Verjux, la sua attenzione per la dimensione potenziale dell’opera, parte essenziale della quale è costituita dalla propria vita nella percezione tattile di una luminosità intesa nella sua valenza prima di possibilità stessa della visione e dell’immagine. Michel Verjux tiene la sua prima esposizione personale nel 1983 alla Maison de la Culture a Chalon-sur-Saône. Nel 1987 espone al Musée National d’Art Moderne Centre Georges Pompidou di Parigi e nel 1988 al Musée Cantonal des Beaux-Arts di Sion. Nel 1990 il Fonds Régional d’Art Contemporain Poitou-Charentes a Chauvigny gli dedica la mostra “Les Bains-douches” e partecipa ad “Aperto ’90” nell’ambito della “XLIV Esposizione Biennale Internazionale d’Arte” di Venezia. Tra il 1991 e il 2003 espone in diversi musei, tra i quali il Musée Municipal a La Roche-sur-Yon, il Musée Cantonal des Beaux-Arts a Losanna, il Museum Abteiberg a Mönchengladbach, la Westfälischer Kunstverein Münster, il Neues Museum Weserburg Bremen, il Kaiser-Wilhelm Museum a Krefeld, la Galerie der Stadt Stuttgart a Stoccarda, la Haus für Konstruktive und Konkrete Kunst a Zurigo, il Künstlerhaus Palais Thurn und Taxis di Bregenz, il Centre d’Art Contemporain Bouvet Ladubay a Saumur. Negli ultimi anni è stato invitato a realizzare interventi in Musei, Fondazioni e Istituzioni private e pubbliche. Nel 2006 realizza proiezioni su pavimenti, suolo, pareti e altri supporti, nell’ambito de “La Nuit des Musées” al Musée Rodin di Parigi e nello stesso anno partecipa, sempre a Parigi, alle mostre “Le mouvement des images. Art, cinéma. Nouvelle présentation de la collection du Centre Pompidou”, presso il Musée National d’Art Moderne e “La force de l’art” presso la Galerie Nationale du Grand Palais. Viene invitato inoltre alla mostra “ON/OFF” al Casino Luxembourg - Forum d’art contemporain in Lussemburgo. Nel 2007, in occasione della mostra “Luce di Pietra. Percorso d’arte contemporanea” presso l’Ambasciata di Francia presenta 3 interventi a Palazzo Farnese a Roma. Nello stesso anno espone alla mostra “Contrepoint. De la sculpture” al Musée du Louvre di Parigi; realizza un intervento permanente a Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo, opera dell’architetto rinascimentale Andrea Palladio, e in occasione del Festival del cinema di Cannes presenta 4 interventi dal titolo “En bord de mer” presso il Château de Théoule-sur-Mer. Nel 2008 il Comune di Vignate lo invita a realizzare un intervento permanente presso la nuova Biblioteca comunale.
DADAMAINO FRANCESCO CANDELORO
catalogo con saggio di Giorgio Verzotti
Inaugurazione giovedì 8 ottobre 2009 ore 18.30
8 ottobre - 2 dicembre 2009
A ARTE INVERNIZZI SERAGIOTTO Via Petrarca 9 35137 Padova Italy Tel. Fax 049 661314 padova@aarteinvernizzi.it www.aarteinvernizzi.it
da martedì a sabato 15.30-19.30
La galleria A arte Invernizzi Seragiotto inaugura giovedì 8 ottobre 2009 alle ore 18.30 una mostra di due artisti di diversa generazione: Dadamaino e Francesco Candeloro. Le opere, presentate negli spazi della galleria in ambienti separati ma paralleli, sono confrontabili sul piano della forma fino a diventare complementari nell’ambito della mostra.
“‘Sein und Zeit’ - ciclo di opere presentate in questa mostra - è l’ultimo ciclo tematico di Dadamaino, un titolo che richiama Heidegger e denota un diverso ordine di riflessioni a monte dell’opera stessa. Come se dai ‘Fatti della vita’ attraverso la coscienza del ‘Movimento delle Cose’ l’artista volesse arrivare al confronto con i grandi temi dell’Essere e del Tempo, passando, come del resto si conviene ad ogni processo conoscitivo degno di questo nome, dal contatto immediato con i fenomeni ad una loro osservazione scientifica e poi ad una sistematizzazione di ordine teorico. L’arte di Dadamaino in fondo è stato semplicemente (!!!) questo percorso, compiuto però sul piano dell’arte, della creazione artistica. La scienza e la filosofia hanno accompagnato la sua ricerca, senza che mai questa si esaurisse in quelle.”
“L’arte del giovane Candeloro si può invece raffigurare come un movimento di introiezione, come il passaggio di un esterno in un interno (...) L’attenzione dell’artista (...) si appropria, se mai, degli aspetti del mondo esterno, sotto forma di fotografie scattate nelle città che l’artista visita per i più diversi motivi, le città che costituiscono il luogo vero e ad un tempo il ‘topos’ della nostra immaginifica contemporaneità. Questa è infatti costituita principalmente da immagini, reali e virtuali ad un tempo, vere e finte ad un tempo, e di queste realtà doppie, ambigue per costituzione, l’artista si nutre con la determinazione di chi da esse vuole cogliere qualcosa che vada oltre il senso comune a cui sembrano allacciate.”
“Per fare questo, Candeloro usa alcune strategie (linguistiche) della trasparenza, ed ecco già un tratto se non comune almeno complementare rispetto alle strategie di Dadamaino: qui non segni, ma immagini, e molto ben connotate, ma anche una volontà di mettere in discussione tali connotazioni facendole letteralmente fluttuare nello spazio, coloratissime, come fluttuano le spire bianconere della maestra. Ci sono più di una generazione a dividere Dadamaino da Candeloro, e molte scelte esplicite e ragioni intime; a unirli c’è invece una comune propensione a dubitare del senso comune, e a contestarlo in base ad una sana attitudine al sospetto. Che diventa forma, creazione di forme nuove, e questo è il bello dell’arte” così scrive Giorgio Verzotti nel saggio introduttivo del catalogo bilingue che verrà pubblicato in occasione della mostra.
Per ulteriori informazioni e richiesta immagini tel. 338 1226110